Un'adorabile fanciulla nel fiore degli anni si ritrova ad affrontare varie avventure in giro per il globo. Dopo Octavia S. sotto il cielo di Irlanda e Octavia S. Shanghai Baby, un'altra entusiasmante avventura della nostra rossa eroina, alle prese con Bologna e nuovi interessantissssssimi personaggi


























 
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Imprevisto Dicembre
 
Friday, January 17, 2003  
Oggi non ho sentito, nè visto nessuno (a parte mio fratello che questa settimana è veramente una chicca di bontà e delizia...manco avesse le mestruazioni).
Nessuno mi ha sentito nè visto (a parte sempre mio fratello, la postina, mia madre al telefono e una certa Teresa, o Marisa, o Luisa dell'ANSPI).
Allora, chi mi assicura che esistano tutti? che io esisto? che tutto questo non sia solo una proiezione, o un sogno?
Ma il mio adorabile fratellino ovviamente! Che dal bagno mi urla "Fa schifo!" o "Fai schifo!" e non riesco neanche a capire cosa faccia schifo o addirittura perchè dovrei fare schifo io...ma comunque...
Vorrei avere voglia di studiare.
Lo vorrei veramente tanto...
Mi sembra di non combinare nulla.
Arrivo alla fine di una pagina e sento come se mi mancasse il respiro.
Ma questo esame deve andare per forza bene, quindi in un qualche modo farò.
Vorrei scrivere qualcosa di interessante, ma qualsiasi cosa mi viene in mente sembra il ritratto della routine quotidiana di una ragazzetta normale, quasi banale, anzi decisamente banale, come ce ne sono migliaia.
E io odio essere come ce ne sono migliaia.
Eppure è quello che mi tocca fare adesso. Pallido è il ricordo del mio interessante diciannovesimo anno d'età. Questi vent'anni mi sembrano una seconda adolescenza.
Ma non mi dispiace affatto. Dopotutto sono in costruzione. E ci vuole anche questa fase. Quindi cosa posso raccontare?
Del pranzo al ristorante greco, con Violet, Juliet, Cip e Ciop. Di quanto ero allegra, perchè la sera Prima all'osteria con Luca era andata veramente bene, e ripensavo ai due micra che mi aveva regalato. E non potevo fare a meno di sorridere ripensando alla faccia che avrebbe fatto mia nonna. Carino come pegno...
E poi il vino greco...e le due pita ghiros che mi sono divorata! Che buone. E Cip e Ciop, soprattutto Ciop. E del tè aromatizzato che ho bevuto con Juliet, il tè più allegro dell'ultimo anno...E quanto sono capace di monopolizzare i discorsi con le persone che mi sono così vicine, anche davanti a sconosciuti. E a come sia brava ad imboccare la strada del non ritorno nei discorsi più imbecilli, e non mi sfiora neanche l'idea che la gente possa pensare che sono fuori di testa. E brava Octavia. Questa cosa la detesto, ma mi piace anche.
Sono felice di aver lasciate sole Juliet e Violet, non mi sarei perdonata il fatto di monopolizzare le loro scorribande per Bologna. Non sarei riuscita a starmene zitta, è che con loro la tentazione di salire sul palco è così forte, perchè ridono.
Ho visto il Signore Degli Anelli, con Kelly, Frank, Justine, C&C e Bitta. E ho visto anche Matt. Rasato a zero. Rabbrividivo al pensiero di incontrare anche la sua ragazza per un attimo ho pensato di fingere che Frank avesse mollato Justine e si fosse messo con me. Ma non ce n'è stato bisogno, era lì con gli altri due personaggi del gruppo. Tra l'altro, fatalità ha voluto che io la mattina stessa gli scrivessi un messaggio.
Credevo che sarei andata a Modena oggi, che avrei chiesto a Giacomo di venire a bere una birra con me. Ma non l'ho fatto. Non mi andava.

10:28 AM

Monday, January 13, 2003  
Una mattinata bianca di neve e azzurra di sole e di ghiaccio. Mi sono svegliata presto, ripensando alle parole del mio nuovo guru spirituale, e al fatto che uscire per andare al lavoro ieri sera, è stata la cosa migliore che potessi fare. Grazie al mio ruspante burattinaio scaltro ho capito quello che dovevo fare, e l'ho fatto. E posso affermare che ho fatto proprio bene. E adesso mi ritrovo qui, a pensare a quante cose mi sono successe in questa insospettabile giornata di gennaio, che avrebbe dovuto essere come tutte le altre, ma non lo è stata. A come brillava scintillante Bologna, e al fatto che prima di oggi la città non mi era mai sembrata così. Seduta in Piazza Maggiore, sotto il sole, oggi non mi sono resa conto che la temperatura stava scendendo sotto lo zero.
E poi penso a ieri, a quanto ero rattristita, alle statuette del presepe che dolorosamente riponevo nella solita scatola rossa, dai disegni ormai scoloriti, al display del telefono che mi proponeva quell'odioso, monotematico logo della guinness, ai messaggi che aspettavo e che non sono arrivati, e tutto ciò che mi sembrava pesante.
Mi capita di svegliarmi incredibilmente ottimista, abbastanza spesso nell'ultimo anno, e qualche volta mi scopro critica, a vedermi un pò Pollyanna, e la mia parte cinica prende il sopravvento, è allora che avrei voglia di vomitare sui miei maglioncini rosa e su tutti i buoni propositi, ma quando vivo giornate come questa, in cui mi sveglio decisa ad essere positiva e mi capitano effettivamente cose positive, non posso fare a meno di pensare che la vecchia Pollyanna con tutta la sua mania di starsene sempre allegra avesse ragione.
Luca mi ha chiesto un bicchiere di vino all'Osteria, in Via Obici, domani sera. E poi la lezione di Pieri, e il fatto che gli esami non siano poi così pericolosamente incombenti. La mia Sylvia Plath personale che saltella di fianco a me in sala borsa, col suo nuovo berrettino verde, un berrettino che era più da Violetta che da Sylvia Plath. Scommetto che non aveva neanche un pò di voglia di morire oggi. E poi chiacchiere su chiacchiere su chiacchiere con lei, con Juliet al telefono, che domani ha l'esame, e il progetto di un pranzo etilico noi tre al ristorante greco. E la voce di Stela, la mia hermanita catalana che mi viene a trovare l'8 febbraio, e ho tanta voglia di vederla, e di darle un'occhiata per controllare che stia bene. E il corso di recitazione, che non è stato neanche così orribile oggi, anzi, l'ho affrontato. E poi la cena di compleanno della mia adorata nonna, mi chiedo se sappia quanto le voglio bene, credo di averglielo fatto capire. E poi Giacomo che mi chiama proprio mentre sto aspettando la pizza, dicendomi che ho la casella di posta piena, che non riesce a mandarmi le e-mail, e che dobbiamo uscire e fare due chiacchiere. Mi ha fatto piacere, è stato carino. Ma sopratutto mi ha fatto piacere la sorpresa.
Strana la vita, per quanti mesi ho aspettato invano una sua telefonata, e adesso due volte in meno di due settimane.
Ma credo che vada bene così, no?

4:20 PM

 
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